p 303 .



Paragrafo 5 . Montesquieu.

     
Lo  stato  di  natura, reale o ipotetico, sta  a  fondamento  della
riflessione  del diciassettesimo e del diciottesimo secolo;  su  di
esso  costruiscono  le  proprie teorie politiche  Hobbes  e  Locke,
Spinoza e Rousseau.
     Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu, pensa invece
che  sia  superfluo  indagare sull'eventuale stato  di  natura  per
analizzare, discutere e comprendere la costituzione di  uno  stato.
E'  molto  utile, piuttosto, analizzare e riflettere su tutti  quei
fattori  che concorrono alla costituzione di uno stato,  quali,  ad
esempio,  la  posizione geografica e il clima, le  tradizioni  e  i
costumi(107).
     Da  questa  analisi emerger quello che Montesquieu chiama  lo
spirito  delle leggi (esprit des lois). Anch'egli si  rif,  da  un
punto  di vista metodologico, a Newton: nell'analisi degli stati  e
delle  leggi sociali, come in quella dei fenomeni naturali e  delle
leggi  della natura, non serve risalire ai "princpi primi",  ma  
sufficiente  studiare i fatti (naturali, storici e  sociali)  e  le
loro  relazioni. Non cercare i princpi primi non significa  negare
l'esistenza  di  princpi generali. L'analisi dei casi  particolari
dimostra  che  essi sono riconducibili a princpi pi  generali  in
grado  di  spiegarli; questi princpi sono diversi per i differenti
tipi  di  stato,  anche se alcuni sono comuni a  tutti  i  tipi  di
societ umana: l'amor di patria e
     
     p 304 .
     
     l'amore  per  l'uguaglianza  sono  le  "virt"  tipiche  della
repubblica, l'onore  la virt che caratterizza la monarchia e cos
via;  ma  sicuramente l'onore  presente anche  nelle  repubbliche,
cos come l'amor di patria nelle monarchie(108).
     Esistono - secondo Montesquieu - princpi e norme che regolano
necessariamente i rapporti tra le cose: "in questo senso tutti  gli
esseri  hanno  le loro leggi: la divinit, il mondo  materiale,  le
intelligenze superiori all'uomo, le bestie, l'uomo"(109).
     Le  leggi  che  regolano  il mondo della  materia,  dotato  di
movimento  ma  privo di intelligenza, sono sicuramente invariabili,
"e se fosse possibile immaginare un altro mondo diverso dal nostro,
anch'esso avrebbe regole costanti o perirebbe"(110).
     "Ma  il  mondo  intelligente  ben lungi dall'esser  governato
cos  bene  quanto il mondo fisico", perch gli uomini hanno  leggi
che  essi stessi hanno fatto. Nella sua realt fisica, l'uomo, come
tutti  i  corpi,   soggetto alle leggi di natura,  ma,  in  quanto
essere  intelligente, "viola incessantemente le leggi  che  Dio  ha
stabilito e muta persino quelle che ha stabilito egli stesso"(111).
     Le  leggi stabilite dagli uomini, che costituiscono il diritto
positivo, mirano a regolare le relazioni che essi hanno tra loro in
quanto  appartenenti  ai  diversi  popoli  che  abitano  la   Terra
("diritto delle genti"); a disciplinare i rapporti fra governanti e
governati  all'interno dello stesso stato ("diritto  politico");  a
stabilire le regole di convivenza tra i singoli cittadini ("diritto
civile")(112).
     Secondo lo spirito dell'illuminismo ogni forma di diritto  non
pu  essere  altro che un prodotto della ragione umana.  Ed    con
questo spirito che Montesquieu si accinge a studiarlo.
     
Le tre forme di governo.

     
Montesquieu  prende  in  considerazione le  tradizionali  forme  di
governo   (repubblicano,  monarchico  e  dispotico)  e   cerca   di
evidenziarne lo spirito e le rispettive legislazioni.
     In  ciascuna  forma di governo egli distingue la natura  e  il
principio: la natura  ci che fa s che una cosa sia quale essa ,
il principio  ci che la fa agire.
     La  natura  della repubblica  data dal fatto che la  totalit
del  popolo  (democrazia),  o  una parte  di  esso  (aristocrazia),
possiede il potere sovrano; la natura della monarchia consiste  nel
governo  di  uno  solo,  ma  regolato  in  base  a  leggi  fisse  e
immutabili; la natura del dispotismo  data dal governo di uno solo
che   decide  ogni  cosa  in  base  alla  sua  volont  e  al   suo
capriccio(113).
     
     p 305 .
     
     Il  principio fondamentale che muove uno stato repubblicano  
la  virt,  grazie alla quale chi fa eseguire le leggi, consapevole
di  essere sottoposto ad esse e di doverne sopportare il peso,  pu
vincere l'ambizione che porta ad agire proprio contro le leggi  che
dovrebbe applicare(114).
     Nel  governo  monarchico,  che  presuppone  una  gerarchia  di
cariche   onorifiche   e  una  nobilt  di  nascita,   l'ambizione,
pericolosa  nelle  democrazie, pu avere  effetti  positivi  perch
stimola  il  senso dell'onore, che  il principio che muove  questa
forma di stato(115).
     Lo  stato  retto da un despota, infine, non ha bisogno  n  di
virt  n di onore - che anzi possono risultare pericolosi -:  esso
si   regge  unicamente  sulla  paura  che  il  tiranno  impone  sui
cittadini, sopraffacendo cos il loro coraggio e la loro ambizione,
che,   se   non   repressi,   potrebbero   suscitare   sommosse   e
rivoluzioni(116).
     Le  leggi  degli stati devono conformarsi alla forma dei  loro
governi.   Cos   in  uno  stato  democratico  le  leggi   dovranno
preoccuparsi di non aumentare eccessivamente le disuguaglianze  che
pure  esistono  tra  i cittadini, di limitare i  privilegi  che  si
risolvono  in  offesa e umiliazione del popolo,  di  perseguire  la
giustizia fiscale(117).
     La monarchia promuover leggi tendenti a rafforzare la nobilt
e  il  senso dell'onore: "le terre godranno di privilegi,  come  le
persone. [...] Queste prerogative saranno peculiari della nobilt e
non  saranno trasmesse al popolo, sotto pena di urtare il principio
stesso  di  questo governo, indebolendo tanto la nobilt quanto  il
popolo"(118)..
     Quali leggi si addicano al dispotismo  estremamente difficile
a  dirsi:  del resto a popoli vili e ignoranti - quali sono  quelli
che sopportano un despota - non occorrono molte leggi. Il potere si
regge  sul timore, la tranquillit che regna in quegli stati non  
la pace, ma  come "il silenzio che grava sulle citt che il nemico
sta   per   occupare";  la  forza  non  risiede  nelle   leggi   ma
nell'esercito(119).
     Montesquieu  pensa  che  le diverse  forme  di  governo  siano
costantemente  sottoposte  a spinte che possano  modificarle  anche
profondamente. La democrazia pu venire meno sia quando si perde lo
spirito  d'uguaglianza,  sia  quando si  diffonde  uno  spirito  di
uguaglianza estrema: "Quanto il cielo  lontano dalla terra,  tanto
il  vero  spirito di uguaglianza  lontano dallo spirito  d'estrema
uguaglianza"(120).
     Il principio monarchico si corrompe quando la nobilt cerca di
rendere  schiavo il popolo e perde cos il suo rispetto,  divenendo
strumento di un potere arbitrario(121).
     "Il    principio   del   governo   dispotico    si    corrompe
incessantemente,  perch    corrotto per  sua  natura.  Gli  altri
governi  periscono  per  cause  accidentali  che  ne  alterano   il
principio: questo perisce per
     
     p 306 .
     
     il  suo stesso vizio interno, a meno che cause accidentali non
impediscano  al  suo  principio  di corrompersi.  Esso  quindi  pu
conservarsi  solo  quando circostanze derivanti  dal  clima,  dalla
religione,   dalla  situazione  o  dall'indole   del   popolo,   lo
costringono a seguire un qualche ordine, una qualche regola"(122).
     
La divisione dei poteri.
     
La  repulsione  per  il dispotismo e il pericolo  di  degenerazione
delle  repubbliche e delle monarchie spinge Montesquieu  a  cercare
strumenti  che garantiscano la libert dei cittadini e il  rispetto
delle  leggi. La soluzione che egli propone gli  valsa la fama  di
inventore della moderna divisione fra i poteri dello stato.
     "In  ogni stato" egli scrive "esistono tre tipi di poteri:  il
potere  legislativo, il potere esecutivo delle cose dipendenti  dal
diritto delle genti e il potere esecutivo delle cose dipendenti dal
diritto civile"(123).
     Il  primo consiste, ovviamente, nel fare le leggi; il  secondo
nel  decidere  delle questioni internazionali e  nel  garantire  la
sicurezza  dello  stato;  il  terzo nel  punire  i  delitti  e  nel
giudicare le cause tra privati. "Chiameremo quest'ultimo il  potere
di  giudicare,  e  l'altro  [il secondo]  semplicemente  il  potere
esecutivo dello stato"(124).
     La  libert del cittadino  garantita quando i tre poteri  non
sono  nelle  mani  della  stessa persona o nello  stesso  corpo  di
magistrati: se lo stesso organismo avesse il diritto di  legiferare
e di esercitare il potere esecutivo, non ci sarebbe pi libert: lo
stesso monarca o il senato o qualsiasi altro organismo dello  stato
potrebbero   fare   leggi   tiranniche   e   tirannicamente   farle
eseguire(125).  Se  il potere di giudicare non fosse  separato  dal
potere legislativo, "ci sarebbe una potest arbitraria sulla vita e
la   libert   dei   cittadini,  in  quanto  il   giudice   sarebbe
legislatore";  se,  infine, il potere giudiziario  fosse  unito  al
potere  esecutivo  "il  giudice  potrebbe  avere  la  forza  di  un
oppressore"(126). "Tutto sarebbe perduto infine, se lo stesso  uomo
o  lo  stesso  corpo  dei  governanti, dei  nobili  o  del  popolo,
esercitasse insieme i tre poteri"(127).
     
Uguaglianza e diversit.
     
Montesquieu  stato a ragione considerato l'"inventore" del moderno
stato   liberale.   La   sua  critica  al  dispotismo   non   porta
necessariamente   all'affermazione  del  modello   repubblicano   e
democratico  dello stato; la sua  la posizione di  un  illuminista
aristocratico,  che  non  crede a una  uguaglianza  assoluta  degli
uomini  e accetta l'esistenza di privilegi politici e sociali,  che
riconosce  una  vasta gamma di diversificazioni  negli  ordinamenti
degli stati a seconda delle epoche storiche e delle condizioni

p 307 .

geografiche e culturali. Quello che gli preme  l'individuazione di
alcune  regole  semplici cui le varie forme di  governo  possano  e
debbano  rifarsi:  prima  fra tutte  -  come  abbiamo  visto  -  la
divisione dei poteri. Da qui  possibile stabilire quali siano,  in
una   situazione  data  e  in  una  determinata  epoca,  i  sistemi
legislativi   che   garantiscono  maggiore   libert.   In   questa
prospettiva  egli - come gli altri illuministi - non pu  accettare
il carattere assolutistico dello stato francese.
     Il   punto  di  vista  di  Montesquieu  ,  in  qualche  modo,
contrapposto  a  quello di Rousseau: puntare tutto sull'uguaglianza
fino   all'esasperazione,   farne  il  nucleo   dell'organizzazione
sociale, porta alla decadenza della societ e della democrazia. Ci
che  invece affascina Montesquieu  l'estrema variet della  specie
umana,   la  molteplicit  delle  culture,  delle  opere  e   delle
istituzioni  che l'uomo  riuscito a creare nel corso della  storia
nelle varie regioni della Terra.
     Egli,  ad esempio, applica il suo modello alla civilt romana,
e  nel saggio Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani
e  della loro decadenza cerca di spiegare razionalmente, attraverso
lo  studio della tecnica di conquista, della politica e delle leggi
di  Roma, la parabola ascendente e discendente di questa potenza.
     Ma   senza  dubbio  sono  le  Lettere  persiane  l'opera   pi
significativa dedicata da Montesquieu alla diversit. Si tratta  di
un romanzo epistolare in cui sono narrate le vicende di un principe
persiano che lascia la propria patria, il proprio harem, gli  amici
e  i servi per recarsi, dopo avere attraversato l'impero turco,  in
Europa.Le  lettere che egli scrive in Persia e quelle che  da  col
riceve  offrono a Montesquieu l'occasione per mostrare  al  lettore
gli  usi  e  i  costumi del paese asiatico e, al tempo stesso,  per
descrivere  le  usanze e le istituzioni dell'Europa attraverso  gli
occhi  di  uno  straniero: un punto di vista  affatto  originale  e
inusitato per gli abitanti del vecchio continente.
     Calarsi nei panni di un Persiano per analizzare la storia e la
situazione dell'Europa consente a Montesquieu di essere in  qualche
modo pi libero di esprimere giudizi, ma soprattutto di togliere il
lettore europeo da quel centro del mondo che ritiene spettargli  di
diritto.  L'accettazione  della diversit    innanzitutto  rifiuto
dell'eurocentrismo.  Montesquieu non propone alcun  mito  del  buon
selvaggio o fascino dell'esotico, anzi, le istituzioni della Persia
emergono  nel  romanzo  in  tutta la  loro  barbarie  dominata  dal
dispotismo:  egli  vuole  semplicemente  sottolineare  che  in  una
situazione data quelle sono le norme che regolano la vita sociale e
che  la  civilt  europea  non    n  migliore  n  peggiore,   ma
semplicemente diversa.
     A  noi  possono fare orrore la privazione di libert cui  sono
sottoposte le donne nell'harem(128) e l'arroganza del principe  che
decide  in maniera arbitraria e quasi per capriccio della vita  dei
suoi sudditi e dei suoi servi; il principe persiano, dal canto suo,
si stupisce dello strapotere del re di Francia, che
     
     p 308 .
     
     "esercita  il suo dominio anche sulla mente dei suoi  sudditi;
li fa pensare come vuole"(129).
     Ai  Francesi,  convinti  che a Parigi  regnino  la  libert  e
l'uguaglianza(130),  Montesquieu  vuol  mostrare   come   la   loro
schiavit,  l'aver lasciato le loro menti alla merc della  volont
del sovrano, non sia meno grave di quella dei sudditi di un despota
orientale.  Contro  la  schiavit e  contro  la  degenerazione  dei
governi  fondamentale il ricorso alla ragione, ma soprattutto alla
moderazione.  La  ragione,  da sola, pu  spingere  all'eccesso:  a
sostenere  l'uguaglianza  assoluta  tra  gli  uomini,  ma  anche  a
dimostrare  la  naturalezza e la razionalit  della  schiavit;  la
ragione, lasciata libera a se stessa, pu arrivare a negare proprio
quei  valori - primo fra tutti la libert - che l'illuminismo vuole
propagare e difendere.
     A  prova  di  ci, Montesquieu si cimenta in una difesa  della
schiavit:
     "Se  dovessi  difendere il diritto che ci  siamo  arrogati  di
trascinare in schiavit i negri ecco che cosa direi:
     Avendo i popoli europei sterminato quelli dell'America,  hanno
pur  dovuto far ricorso agli schiavi dell'Africa per avere modo  di
coltivare tante terre.
     Lo  zucchero sarebbe troppo caro, se la pianta che lo  produce
non fosse coltivata da schiavi.
     Costoro  del resto sono neri dalla testa ai piedi; e hanno  un
naso cos schiacciato che  pressoch impossibile compiangerli.
     E'  impossibile mettersi nell'ordine di idee che  Dio,  essere
estremamente  saggio,  abbia  collocato  un'anima,  e  specialmente
un'anima buona, in un corpo tutto nero. [...]
     Una  prova del fatto che i neri sono privi del senso comune  
che  essi  apprezzano una collanina di vetro pi  dell'oro,  che  
invece cos apprezzato dalle nazioni civili.
     E'  impossibile  supporre che costoro  siano  uomini;  perch,
supponendoli  tali,  potremmo essere indotti  a  dubitare  che  noi
stessi si sia cristiani"(131).
     Gli  argomenti ironicamente addotti da Montesquieu  in  difesa
della  schiavit  avevano  circolato  in  Europa  a  partire  dalla
scoperta  del  Nuovo Mondo e sarebbero stati alla base,  un  secolo
dopo  la  comparsa  dell'illuminismo,  dell'ideologia  imperialista
delle maggiori potenze europee.
